Islanda Bikepacking 2023: la mia avventura in bici sulle highlands Islandesi.

IL SOGNO

Un viaggio inizia molto prima della sua ideazione. L'Islanda, per me, era un sogno nel cassetto strappato dal buio e dalla polvere quando mi sono reso conto che erano passati 10 anni da quando sognavo questa terra selvaggia un tempo più misteriosa e meno chiacchierata forse anche complice l'assenza dei social o almeno per come li conosciamo oggi. Nel 2022 dunque mi sono fiondato sull'isola con la mia bici. A rendere tutto difficile ci fù una brutta intossicazione alimentare e relativi problemi intestinali mischiati a dei giorni di meteo veramente sfidante. Questi elementi resero questo sogno un incubo nella fase iniziale ma la voglia di vivere quella avventura era talmente forte da vincere quasi ogni sfida, a parte quella delle highlands dove sono stato preso a calci da una tempesta dalla forza devastante.

Stavo rientrando dall'Islanda 2022 (trovi il racconto cliccando QUI) quando già sognavo di tornarci. 
Il viaggio del 2022 è stato, in qualche modo, incompleto. Ho girato tutto l'isola ma mancando le sue parti più selvagge. 
L'idea era dunque semplice: poter vedere anche le parti più interne, scoprire zone nuove e, sopra ogni cosa, fare una traversata delle zone desertiche. Dunque mentre sedimentavo emozioni e pensieri decisi subito che, senza tergiversare, sarei tornato in Islanda quanto prima per chiudere ogni curiosità. In parte anche per avere una rivincita perchè appunto le highlands nel 2022, complice mia debolezza fisica e mentale, mi avevano ricacciato fuori a calci nel culo togliendomi la possibilità di scoprire non solo un luogo ma anche una parte di me stesso inesplorata.

 

PREPARATIVI 

 

Una volta rientrato alla base in realtà avevo già una meta all'orizzonte; il Marocco per Gennaio 2023. 
Decido tuttavia di guardare subito avanti all'estate. Non voglio tergiversare, appena i voli saranno pubblicati avrei prenotato subito per l'Islanda. Così da averlo al minor prezzo possibile. 

A quel tempo stavo ancora lavorando all'interno di Sport Pro Motion, società di organizzazione eventi sportivi. In quel periodo c'era il mio amico Fabio nel team il quale ai tempi del viaggio 2022 mi disse “cavolo, sarei venuto anche io in Islanda!”. E così appena rientrato negli uffici gli dissi: “Fabio, l'anno prossimo in Islanda ci torno per un viaggio più breve ma più tosto, se vuoi ne parliamo assieme”. E lui illuminandosi di immenso ha risposto semplicemente “vediamoci subito, io ci sono, prenotiamo subito gli arei”. Senza bisogno di sapere nulla. Itinerario, cosa serviva e via dicendo. Un cambio di prospettiva anche per me, finalmente una avventura condivisa!

Nel frattempo avevo intrapreso il percorso studi per diventare Guida e sapevo benissimo che nel 2023 avrei aperto la mia attività che avrei inaugurato proprio dopo il viaggio del Marocco. Dunque c'erano una infinità di incognite, specialmente economiche, ma la decisone era molto forte. 

Con Fabio ci siamo trovati diverse volte, in primis per prenotare subito i voli A/R presi a 200€ a testa inclusa bici (CHE MOSSA!!!!!), poi per mettere giù una logistica condivisa e pianificare vari dettagli. Al contempo era essenziale esporgli bene l'idea di itinerario e aiutarlo a selezionare l'attrezzatura giusta per l'esperienza. Per lui sarebbe stato il primo viaggio di questo tipo e, seppure breve, c'erano molte insidie per cui prepararsi adeguatamente.

I mesi scorrono tra messaggi, chiamate e qualche incontro per ultimare tutto. L'emozione e l'eccitazione sono alle stelle. L'avventura sarà breve ma intensa e ricca di imprevisti. 

Tutto quanto avevo programmato si realizza. A fine del 2022 dopo svariati anni di lavoro assieme, lascio Sport Pro Motion per avviare la mia attività di Guida a tempo pieno. Ad inizio 2023 recupero il sogno del cassetto del viaggio in Marocco ( Trovi il racconto cliccando QUI).
Al rientro mi trovo subito dal commercialista per avviare la mia attività. E dunque non mi aspetta che lavorare, pedalare e preparare questo viaggio molto emozionante e così diverso da quelli precedenti. I mesi scorrono veloce, sino alla partenza per questa nuova piccola grande avventura.

 

IL VIAGGIO

 

L'idea era semplice, esplorare la parte interna a centro isola. In tanti mesi di ricerca scopro che esiste questo itinerario chiamato “Iceland Divide”. Attingo dunque da alcune info, una traccia e delle indicazioni le quali tuttavia vado a implementare e modificare a mio piacimento. Io e Fabio avremmo avuto solo 10 giorni reali per pedalare e dunque, conoscendo bene il meteo e le difficoltà, volevo evitare di incaponirmi su una sola idea di itinerario e potenzialmente ridurre questa breve esperienza ad una sfida contro gli elementi. Sviluppo dunque un piano B e un piano C. Data la imprevedibilità del meteo credo di avere esagerato, d'altronde non sarebbe cambiato molto andare da una parte o dall'altra; le perturbazioni si possono spostare in modo repentino oppure colpire enormi porzioni di isola. Ma volevo la serenità di avere dei piani più facili da poter sfruttare potendo dunque aumentare le chance di tornare a casa avendo visto e vissuto qualcosa di bello. In linea generale, comunque, l'itinerario più lungo sarebbe stato di circa 700km dunque assolutamente fattibile. L'idea condivisa era quella di spingere più avanti possibile in caso di bel tempo così da non massacrarsi nelle giornate difficili. Ci siamo assicurati un ottima conoscenza dell'isola che era solo da consolidare sul campo.

Per quanto riguarda l'attrezzatura la regola di base era di essere molto indipendenti. Ognuno con la sua tenda, cosi da poter riposare bene entrambi e sopratutto avere un extra in caso di problemi. Stessa cosa per quanto riguarda fondelli, cibo eccetera. Insomma il viaggio era condiviso e ovviamente l'idea è quella di darsi una mano, ma essere indipendenti era quanto volevamo entrambi Non potevamo ancora sapere quanto questa decisione sarebbe tornata utile……

L'assetto era quello di Bikepacking, infatti la maggior parte della strada sarebbe stata sterrata. Volevamo essere leggeri e agili avendo in conto tanti washboards. Nella peggiore delle ipotesi di lentezza, nella parte interna senza supporto, bar, negozi ecc saremmo dovuti essere autosufficienti per 6 giorni. Di spazio nelle borse ne avevamo abbastanza.

Per la sicurezza io avrei avuto con me il Garmin InReach, attivo 365 l'anno anche per il lavoro da Guida. In ogni caso il telefono prende bene anche in zone remote, salvo qualche sezione. Inoltre abbiamo registrato la nostra presenza e piano di viaggio di massima sul sito Safe Travel Iceland ( Clicca QUI ). 

 

IN VIAGGIO - PARTE 1

 

Arriva il momento di partire, l'eccitazione è alle stelle. I primi mesi di attività sono stati molto incerti ma l'inizio di una nuova collaborazione getta le basi per essere più sereno al mio rientro. In ogni caso il mio personale budget per questo viaggio è risicato, dunque mi auguro di non avere imprevisti. 

Mi trovo con Fabio a casa sua accolto dalla sua famiglia. Prepariamo tutto, ripesiamo borsa e scatole bici, modifichiamo qualche dettaglio e si parte. L'eccitazione è alle stelle. Arriviamo dopo un volo tranquillo e ci sistemiamo a Keflavik a pochi minuti di transfer dall'aeroporto, ci sistemiamo in un piccolo B&B prenotato largamente in anticipo. La stanzetta è piccolissima ma ci adoperiamo facilmente per rimontare le bici e prepare tutto. Siamo stanchi dal viaggio in aereo, contornato da ritardi e qualche lieve imprevisto, quindi crolliamo di sonno subito dopo cena. 

Il giorno successivo è interamente libero dunque abbiamo modo di preparare tutto con calma. È stata una buona scelta. Di solito parto subito, il prima possibile, ma data la durezza di questa breve esperienza avere una giornata per testare bene le bici, risolvere eventuali imprevisti e fare provviste di cibo sapendo di avere un tetto sopra la testa è stato un ottimo modo per goderci meglio l'esperienza. Facciamo un giro per Keflavik, facciamo un po' di spesa, prepariamo ogni dettaglio della bici e per fine giornata siamo pronti e soddisfatti con il plus di un buon riposo.

GIORNO 1
Il primo giorno lo spendiamo andando verso sud verso Gridavik evitando la trafficata 41 che porta invece verso Reykjavik. 
Pedaliamo lungo la costa. Meteo piovoso ma rimaniamo abbastanza asciutti. Pedaliamo decisamente troppo velocemente…Ce ne rendiamo conto e rallentiamo. Facciamo una pausa pranzo corposa, che di risottini liofilizzati e simili porcherie varie ne mangeremo sin troppe nei giorni successivi. Ripartiamo con l'intenzione di andare più piano. Ci fermiamo infine a Selfoss, ridente cittadina in cui mi ero già fermato. Andiamo infatti nello stesso campeggio in cui ero stato nel 2022. Abbiamo molto tempo per rilassarci, conoscere qualche altro viaggiatore, mangiare nel cucinino condiviso. La sera poi, purtroppo, scopriamo la presenza di un concerto nelle vicinanze e prendere sonno diventa difficile. 

GIORNO 2
Risvegliati con poco sonno alle spalle scopriamo una giornata di sole. Facciamo colazione al campeggio che costa più di un pranzo. La cosa mi fa al quanto incazzare… Ma cerco di non farmi rovinare l'umore. Diciamo comuqnue che in certi casi è evidente un po' di esagerazione di “spolpaggio del turista” che non mi piace per nulla. Ripartiamo e ci godiamo i primi panorami Islandesi e vedere lo stupore di Fabio è ancor più bello di vivere il mio. Ero già passato di qui ma tutto sembra nuovo e diverso. L'idea è quella di arrivare a VIK. Tuttavia nel pomeriggio una perturbazione ci rallenta sino a mettersi di traverso con forte pioggia e nebbia. Ci fermiamo alla cascata di  Skogafoss , molto invasa di turisti come usuale. Ma siamo un po' stanchi, si è fatto tardi dunque va bene così. Questa stanchezza, essendo all'inizio del viaggio, è da prendere con le pinze dato quello che ci aspetta. Dunque calma, dobbiamo prendere tutto con ragionevolezza, senza pressione. C'è un po' di tensione per la parte di traversata dunque si pensa di arrivare con tutta calma il giorno dopo a VIK e potenzialmente sfruttare la giornata per fare le cose con calma, tagliando una sezione di deviazione superflua il giorno successivo. Ri-adatto un po' l'itinerario e, convinti di questa idea, dormiamo sonni tranquilli.

GIORNO 3
Dormita spaziale! Siamo ringalluzziti. Il meteo non è straordinario ma migliorato. Partiamo con calma e per tarda mattinata siamo a VIK e qui decidiamo, nonostante la voglia di andare oltre, di tener fede alla nostra idea. Siamo stanchi non tanto per i primi due giorni di facile viaggio ma per mesi molto impegnativi da parte di entrambi. Fabio tra lavoro e studio, io con l'avvio della attività e diversi lavori pre-partenza. 
Dunque procediamo con la nostra idea. Mezza giornata di stop e relax prima di iniziare la parte dura di viaggio non può che farci bene. Al supermercato pensiamo ogni dettaglio degli approvvigionamenti. Poi al campeggio incontriamo altri viaggiatori in bici; ci si scambia idee, esperienze e racconti. Insomma, la giornata procede bene, con qualche tensione da “ignoto” e preparandoci mentalmente per la parte che ci attende. 

GIORNO 4
È giunto il momento. Ci svegliamo rigenerati e pieni di forze ed entusiasmo. Si parte per il vero motivo per cui siamo qui! Dopo una colazione andiamo a affrontare l'ultima parte di strada. Dei velivoli leggeri volano sopra di noi salutandoci, questo dimostra la strana assenza di vento e maltempo. Finalmente arriva l'imbocco della parte sterrata che decidiamo di anticipare imboccando la F209 all'altezza della piazzola con bagni pubblici dove, complice il meteo straordinario, ci facciamo una pasta vista Vatnajökull. 
Lo sterrato ci porta in poco tempo nelle terre di montagna. Prima però affrontiamo una parte dove il verde e la presenza di alcune fattorie ci tiene ancora legati alla civiltà. Ben presto però tutto cambia. Ci agganciamo alla F208 e piano piani ci troviamo sommersi in un ambiente da pelle d'oca. Quasi non ci credo di vedere questi luoghi con un sole così, il cielo limpido e il vento ridotto ad una lieve brezza. Non scorderò mai quanto mi sono goduto questa parte. Le prime discese sterrate piene di washboards mi fanno subito smadonnare con il dropbar, pensando a quanto sono stato stupido a non montare, per pigrizia, il Moloko che da tempo volevo mettere sulla mi bici proprio in previsione di avventure come questa. Mi metto l'anima in pace, sono diverse centinaia i chilometri che ci dividono da Akureyri. Sarà un patimento, lo accetto subito di buon grado dato lo spettacolo che abbiamo davanti. Fabio con la sua MTB guida più comodo, ci teniamo a distanza, ognuno gode delle sue emozioni. Dopo una pausa sui primi altipiani ripartiamo senza programmi o piani. Arriviamo nei pressi del primo campeggio / struttura di tre totali che sono su questi 450km di itinerario interno. È veramente presto. Stiamo bene. Decidiamo di andare in avanti come ci eravamo ripromessi per prendere vantaggio del buon meteo. Durante il tardo pomeriggio io esplodo su una lunga salita, ma niente di grave. Mi fa tuttavia strano così tanta difficoltà nel pedalare. Scoprirò poi a casa che il mio movimento centrale mi aveva parzialmente mollato, rendendo tutto più difficile, in quel momento tuttavia non lo potevo sapere. Mi riprendo dopo un pezzo a spinta.
Il cielo si fa nero e nuvole minacciose si avvicinano. decidiamo dunque, dietro a un riapro, di piantare le tende. Ovviamente lo facciamo vicino alla strada senza inoltrarci nelle terre selvagge in cui è vietato camminare per preservare la Natura.
Io scopro di avere un buco nella tenda nuova, volano madonne, ci si ride poi sopra. Una cena e dentro al sacco a pelo. La pioggia non ci raggiunge anche se nuvole e vento incupiscono la serata.

GIORNO 5
Il mattino seguente, nonostante la separazione tra le due tende, sento Fabio che si rigira costantemente dentro la sua tenda. È presto quando siamo svegli, il sole non colpisce ancora le tende ma è già fuori. Fa freddo. Fabio mi dice che ha battuto i denti tutta notte dal freddo e so che non è di buon auspicio, perchè di solito ci si sente massacrati di stanchezza. Però facciamo colazione e ci mettiamo in viaggio. Le nuvole si dissipano e siamo di fronte a un  uovo spettacolo. Ma dopo pochi chilometri il verdetto della notte: Fabio sta malissimo. È piegato, senza energie. Niente panico, siamo davvero vicino a Landmannalaugar che è il secondo punto di emergenza e riparo di tutta la tratta. Però Fabio soffre moltissimo. Stomaco bloccato, mi fermo per fargli qualcosa di caldo ma non aiuta. Facciamo dei guadi, godiamo di posti semplicemente unici e nonostante il malanno si riesce a stupirsi. Però a circa 10km da “Landma” davvero non riesce ad andare avanti. Conosco molto bene il malessere purtroppo e so che prima o dopo ci si spegne così sprono Fabio a continuare con calma ma con costanza. 
Una volta arrivati lì chiediamo allo staff del campeggio se possono gentilmente far entrare Fabio dentro al Rifugio per stare al caldo. Non sta in piedi, trema, temo una congestione. Una antipatica ragazza fa una sacco di storie ma infine Fabio va dentro al rifugio, stando sul divano. Io piazzo la tenda, prendo la sua bici e inizio a pensare come poter gestire la cosa. Pensare di andare nella parte selvaggia con lui che sta così male è fuori discussione. Nel pomeriggio dopo un sonno ristoratore io e Fabio riusciamo a parlare. È a pezzi ma sta un filo meglio.
Il problema: ha febbre, senza energie, il maltempo sta per colpire questa zona. Dunque un giorno di stop non sarebbe comunque ristoratore stando in tenda con il rischio che prenda freddo. Discutiamo le soluzioni. Chiedere un posto in Rifugio (molto costoso) per la notte? Il giorno seguente prendere un pullman per Reykjavik, andare nel campeggio centrale così da essere vicini a ospedale e servizi? Oppure, se sta bene, ripartire cercando qualcuno che va verso nord e possa darci un passaggio per recuperare un pezzo di strada?! Tuttavia non è facile con due bici da incastrare. Fabio mi dice chiaramente che non vuole che io rinunci al sogno. Lui non sta così male, si sente sereno eventualmente a cavarsela da solo nella decisione dato le condizioni di sicurezza in cui si è in questo posto. Discutiamo un po'. Pensiamo a una soluzione alternativa. Pensiamo questa soluzione: io avrei continuato a pedalare da solo verso Nord. Lui il giorno dopo avrebbe deciso cosa fare in base alla sua condizione fisica. Avrebbe cercato un passaggio per acchiapparmi se fosse stato meglio, oppure sarebbe andato a Reykjavik con il Bus e speso qualche giorno a riposarsi e riprendersi in condizioni più agiate e di ancor maggiore, facendo magari un po' di turismo classico. Gli chiedo se è davvero convinto della cosa; lo è assolutamente. 
Vedo lucidità e freddezza nella sua decisione dunque mi sento sereno di accettare questo piano. In effetti, dovendo pedalare, mi rincuora ripartire subito il giorno dopo perché il meteo è davvero in forte peggioramento. La giornata procede con lui che prende il letto nel Rifugio, perché ancora non riesce a mangiare. Io invece faccio un bagno nella pozza calda e visito la zona. Poi nel pomeriggio cerco potenziali passaggi per lui per il giorno seguente purtroppo senza successo ma trovando comuqnue alcune persone da segnalargli per poterlo aiutare il giorno seguente. 
 

 

IN VIAGGIO - PARTE 2 

 

GIORNO 6
Insomma, son da solo. Di nuovo! 
Il viaggio condiviso si frantuma. Il meteo brutto si presenta alla mia tenda da subito. È presto, sento al telefono Fabio che è sveglio dunque lo vado a salutare. Sta un po' meglio ma esattamente come previsto è ancora senza energia. Ci riconfortiamo. Siamo sicuri della scelta? Il sì è forte e chiaro da entrambe le parti e dunque, ci dividiamo. Lui è in sicurezza. Io mi porto avanti. Ci aggiorneremo con costanza. Riparto fiducioso, le terre sono aspre e vulcaniche, lo scenario incredibile. Sino a che arriva pioggia e vento. Di colpo rivivo un difficile dejavù: di fronte le parti isolate e tutto attorno una bella tempesta. Però non è così violenta. Procedo piano, diminuiscono le auto 4X4 che passano in questa zona in quanto, dopo un tratto di strada, mi aggancio alla F26 che porta a nord. Una zona di poco interesse turistico e per questo decisamente meno battuta. Zona desertica. Il meteo fa schifo e per non ripetere l'errore dell'anno prima mi fermo ad un riparo d'emergenza, una sorta di costruzione di cemento vicino a una diga. Pranzo asciutto ma sono un po' in subbuglio. Trovrasi da solo qui è strano questa volta perché mentalmente, sino a qualche ora prima, ero settato mentalmente sapendo di essere in due. Sento Fabio. Si sta riprendendo ma la sua energia è poca e ha ancora febbre. Di cuore cercherebbe un passaggio per raggiungermi ma è un po' indeciso. Gli confermo che qui la strada diventa davvero dura. Alla fine opta per andare Reykjavik, riprendersi completamente e poi godersi qualche pedalata nel sud ovest. Gli do qualche consiglio avendo io stesso esplorato quella zona. C'è del dispiacere ma anche un po' di sollievo perché qui in mezzo eventuali soccorsi sarebbero molto lenti e andare a cercarsi problemi sarebbe proprio stupido! La pioggia continua ma è tempo per me di ripartire, voglio raggiungere la zona di Versalir dove c'è un rifugio dimesso in mezzo al nulla. La pioggia molla solo dopo qualche ora. Lotto con un po' di ansia e ho l'opportunità di capire nuove cose su me stesso e sul rapporto con spazi così selvaggi. Durante tutta la giornata passa solo una comitiva di motociclisti, sorrido all'idea che era esattamente quanto sognavo anni addietro. Ora però sono qui, in bici. Procedo lento. Il rapporto con la natura è incredibile. Dopo qualche ora la pioggia cessa. Raggiungo due ragazzi francesi con bici da cicloturismo classico, non ho idea di come riescano a pedalare su questo terreno così dissestato e infatti sono molto affaticati. Incontro anche un signore su di età con una bici talmente vecchia e malconcia che è costretto a spingere molto, mi dice. Cerca infatti di raggiungere l'asfalto quanto prima, non si aspettava che la strada fosse così dissestata. Arrivo a Versalyr e trovo 3 ragazzi italiani che stanno facendo una traversata Trekking. Allucinante!
Scambiamo due parole ma prima che si metta a piovere mi dedico al montaggio tenda. Il vento qui è costante, siamo tra i ghiacciai e l'aria è fredda. Il cielo grigio. Ma l'umore è luminoso perchè sto molto bene e sono sereno nel sapere Fabio si trova al caldo e al sicuro. Qui avrebbe sicuramente patito le pene dell'inferno in quelle condizioni fisiche.
Ceno, parlo con i ragazzi, giungono poi anche i ragazzi francesi. Sfruttiamo tutti le costruzioni abbandonate per aver maggior riparo dal vento sperando che non cambi direzione. Si va a dormire.

GIORNO 7
Obiettivo semplice, arrivare almeno a Nyidalur dove c'è il terzo e ultimo punto di appoggio e di emergenza. Decido, dato che sono stufo dei washbord, di agganciare una strada secondaria parallela alla F26 e dunque torno un po' indietro e prendo questa alternativa senza nome. Non c'è assolutamente nessuno. Pedalo a fianco di laghi glaciali. Il vento sferza forte lateralmente. D'un tratto penso di essere stato un pirla: sulla F26 passano pochissime persone. Qui di certo non passa nessuno! Infatti è così, sino a un momento in cui passa una 4x4 di grosse dimensioni. Mi stupisce come non sia ferma neanche a chiedere se sto bene. Non che me lo aspetti, tuttavia la freddezza con cui neanche mi ha guardato mi colpisce. Io personalmente a un ciclista in mezzo a una landa desolata mi fermerei a chiedere se sta bene, anche se lo vedessi sorridente. Forse è stato quello il deterrente, il mio sorriso. Perchè sto bene e mi sto divertendo. Sino a che il vento inizia a darmi contro di brutto e allora inizia un rosario mentale non indifferente. A un certo punto trovo un aggancio alla F26 e decido che è meglio rientrare  su quella strada anche perchè non capisco bene da mappa dove porti questa strada alternativa. È evidente che si avvicina molto al ghiaccio e che c'è l'attraversamento di un fiume, ma non si capisce se ci sia un ponte o collegamento. Non voglio rischiare di fare una palata di km e tornare indietro. 
Ben ritrovati washboards dunque. 
Mai visti così profondi e fastidiosi. Inevitabili, perchè sul fianco è sabbioso e ci si infossa. Il vento mi si gira contro. Faccio una fatica della madonna. Arrivo in zona Nyidalur che sono le 15:30 circa. Ci ho messo 7 ore abbondanti per fare 55km. Da qui in avanti non c'è nulla sino alla fine. Dunque, mi fermo! Piazzo la tenda, parlo un po' la signora che gestisce il Rifugio la quale mi spiega le regole. Se il rifugio si riempie, fuori dalla cucina. Dunque le dico che mangerò presto cosi da sfruttare il caldo. Non protesta. Mi stupisce tuttavia questa mancanza di accoglienza verso il ciclista. Mi sbaglio, perchè qualche ora dopo offre a me ed ai ragazzi francesi, che hanno raggiunto in serata lo stesso punto dopo fatiche immani (e vorrei vedere con delle bici classiche!!!), un'ottima zuppa. Io nel frattempo avendo mangiato una razione di pasta, delle patatine, un po' di pane con la Nutella. Ma niente, mi scofano anche ben tre piatti di zuppa e stufato. 
L'Islanda stanca parecchio evidentemente! 
Tra le varie cose parlo anche con la ranger della zona che bombardo di domande. Ci sono varie vie oltre la F26;  mi spiega i pro e i contro delle varie strade. Nell'ottica di non degenerare rimango sul piano originale anche perchè così posso raggiungere Fabio con il quale mi sento e dice che sta bene; il giorno dopo partirà anche lui per fare un giro per conto suo in zona del parco del Tingvellir. 

GIORNO 8
Mi sveglio presto e mi sento rigenerato, un uomo nuovo. Il vento ha tirato tutta la notte ma non eccessivamente. Riparto e affronto subito il primo guado che mi costringe e togliermi le scarpe e affrontare l'acqua sino alle ginocchia. Nulla di che comuqnue rispetto a cosa mi aspettavo. Quest'anno a detta di tutti i locali i guai sono davvero cosa facile e c'è poca acqua rispetto la solito.
Decido di procedere senza piani precisi, so che da qui ci vorrebbero due giorni per fare le cose con calma. Circa 130km mi dividono da Godafoss dove tuttavia non c'è un campeggio. Non ci penso, visti i pochi km fatti il giorno prima. Inizio a pedalare con più brio. Andando avanti dopo una sessantina di km mi rendo conto che non è passato nessuno. Sono in mezzo al nulla e la sensazione è inebriante. Decido di ascoltarmi la colonna sonora di Interstellar e vivo una apoteosi. Il terreno si fa via via più facile con meno washboards. Il vento mi viene a favore. Dato che è previsto un peggioramento meteo penso di pedalare il più possibile per tirarmi giù dalle highlands così da godermele con questo meteo così tanto favorevole. Le emozioni sono moltissime e così i pensieri. Pedalo in modo ininterrotto e senza quasi accorgermi mi rendo conto che sto per scollinare. Dedico dunque questo momento emozionante al buon Fabio che non ha potuto godere di questo piacere. In realtà procedo ancora molti chilometri prima di iniziare a scendere e ritrovarmi nella vallata che porta verso Godafoss, la fossa degli dei, da cui ero passato l'anno prima facendo la strada. Penso in ogni caso che il mio viaggio finirà nella capitale del nord, Akureiry e dunque dovrò sistemarmi per la notte. Sono le 20:00 e di colpo sento energie ancora da vendere. Sento delle “ultra vibes” e mi verrebbe voglia di pedalare sino a notte. Ma a conti fatti ho finito la traversata con un giorno di anticipo…. Chi me lo fa fare di correre!
Dunque cerco posto, non facile perchè qui ci sono alcune fattorie e non vorrei avere problemi con proprietari terrieri. Dunque procedo e a un certo punto trovo un ristorante che fa anche da hotel e camping. Con pochi soldi mi fanno mettere la tenda in giardino, usare il bagno e mi fermo a cenare gustandomi un buon birrone di festeggiamento. Sono al settimo cielo. Vado a dimore davvero contento anche se il vento si è fatto forte nella valle. 

GIORNO 9
Mi sveglio presto per il vento, il cielo è limpido. Non so chi o cosa devo ringraziare per cotanta botta di culo meteorologica in questo breve viaggio. Sembra quasi la rivalsa dei patimenti del 2022. Faccio il lungo rettilineo sterrato verso la fine della valle con umore alle stelle. Mi fermo a Godafoss che posso ammirare sotto la luce del sole, cinotrno anche gruppo di italiani. Le cascate sono già invase di erosone e mi rendo conto della differenza abissale tra turismo e viaggio. Non credo assolutamente che una cosa sai meglio dell'altra, non sta  amo giudicare specialmente perchè non tutti possono pmerttersi di pedalare e fare sport in questo modo. Però…è davvero diverso. Arrivare in un luogo con patimenti, fatica, autosufficienza al posto di prendere semplicemente un auto o un pullman e raggiungere un posto per fotografarlo. Ma di cosa stiamo parlando….. Mi sento onorato e grato per vivere tutto questo.
Riprendo il mio incessante pedalare. Quando arrivo in prossimità del tunnel mi ricordo che bisogna per forza aggirarlo allungando per un nuon 22km di strada extra. Decido dunque di fare altro. Vado verso il tunnel e prendo una sytradea sterrata che sale sul monte sopra di esso. La vivo come la mossa più bella della mia esistenza. Quando arrivo in cima e vedo fi fronte a me il fiordo e Akureiry…. C'è da impazzire  dalla emozione. Mi godo questa discesa come il tratto in bici più bello che io abbia mai fatto. Giungo in città che è metà pomeriggio. Il tempo è buono. Vado direttamente al punto bus, perchè penso di andare subito a Reykjavik e raggiungere Fabio. Arrivo alle 15:45 al centro e alle 16:00 c'è un pulman. Lo prendo subito. Compulsivamente. E me ne pento! Perché scrivo a Fabio e scopro che lui è beatamente nel parco con altrettanto meteo buono. Insomma le cose si sono messe molto bene per entrambi. Potevo spendere una giornata qui al nord, ma pazienza. Arrivo nel pieno della notte a Reykjavik dove vengo accolto da una festa con fuochi d'artificio e sembra tutto perfetto. Farò poi due giorni di riposo e attesa al campeggio di città. Incontrerò persone, farò tanto bel cazzeggio cronico, mi riposo bene così da essere pronto per le escursioni che mi attendono al rientro. Con Fabio mi rivedrò solo a pochi chilometri da Keflavik. Lo ritrovo con grande energia e felice. Insomma, in questa divisione siamo riusciti comunque a godere di questa terra meravigliosa. Qualcosa mi dice che non è l'ultima volta che pedaleremo qui. 
 

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